I Millennials

E la speranza è l’unica materia che abbiamo il dovere di trasmettere alle generazioni future. Non è possibile chiedere ai nostri ragazzi di impegnarsi, di trovare un lavoro, di lavorare su di sé, se pensiamo che ciò che li vedrà protagonisti sarà un mondo infelice, triste e inquinato. Non saremmo credibili e non riusciremmo a trasmettere loro quel fuoco, quella certezza che tutto  è possibile, anche un grande cambiamento, un’inversione di rotta, che ci porti a valorizzare il pianeta e gli organismi che lo animano. Così come non potremmo trasferire loro felicità, passione, curiosità se per primi non la sperimentiamo e per primi non permettiamo al dubbio di assalire le nostre certezze granitiche.  Per questo motivo ho raccolto suggestioni provenienti da articoli di giornale che narrano dei tempi in cui viviamo. Il termine “quotidiano” si usa infatti per indicare il giornale di tutti i giorni. Un pezzo di realtà che restituisce lo spaccato del nostro vivere e del nostro incessante interrogarci.    Iniziamo dai giovani : “I ragazzi che cambieranno il mondo”

 Millennials o Nativi digitali : i ragazzi che cambieranno il mondo (Giuseppe Bottero)

L’indagine: Mtv ha condotto la ricerca in 15 paesi del mondo, ha interpellato oltre 6500 giovani attraverso questionari, forum e focus group.

Nascosti dietro la sciarpa di Marco Simoncelli. Mascherati da zombie sotto la pioggia di New York. Spazzini improvvisati in piazza Tahrir al Cairo. Separati da un oceano, ma connessi dagli smartphone. I sociologi li chiamano Millennials: sono ragazzi nati tra la fine degli anni 80 e i primi 90, tre volte più numerosi rispetto ai fratelli maggiori della “Generazione X”, i primi a essere cresciuti in un ambiente completamente digitale. Attraverso un’indagine condotta in 15 paesi diversi, Mtv ha provato a raccontare come cambiano i sogni, le vite, le abitudini. Con risultati sorprendenti: le frontiere, mentali o fisiche, non esistono più, cancellate da Facebook, Twitter, You Tube. Gli oltre 6500 giovani sentiti dalla tv tramite questionari, forum e focus group sono proiettati verso il futuro, sempre connessi, innamorati delle famiglie non convenzionali di cui fanno parte, pronti a mettersi in gioco per farcela. Sognano la felicità e il successo, credono che l’amore, la verità e la fede siano più importanti rispetto ai vecchi cliché del “sesso, droga e rock and roll”. L’80% degli intervistati non riesce ad immaginarsi senza Internet, quasi uno su due preferirebbe rinunciare ad un viaggio piuttosto che restare 24 ore senza i social network. I Millennials hanno sfatato le previsioni di chi temeva che la tecnologia isolasse dal mondo: è l’esatto contrario. I “new media” non sostituiscono i canali di relazione tradizionali ma sono diventati uno strumento di espressione di sé, un modo per allargare la rete e conoscere nuove persone. Più in fretta, e meglio. “Solo quando o i Millennials entreranno in politica – profetizza l’economista Jeffrey Sachs – le cose cambieranno”. Senza rivoluzioni, ma con una sveglia globale a colpi di tweet.

Informati: sono più numerosi dei “baby boomers”: i Millennials sono 80 milioni. Hanno più informazioni di ogni generazione precedente.

Riformatori: i Millennials non vogliono sovvertire il sistema ma cambiarlo dall’interno: vogliono migliorare la democrazia perché offra più spazio.

Il bene comune: sono tanti, tantissimi: 80 milioni di ragazzi iper-connessi e informati come non mai. Individualisti, determinati, ma molto più attenti rispetto ai fratelli maggiori al bene comune. Nessuna voglia di ribellione, ma la convinzione che saranno loro a cambiare la società.

Stiamo vivendo un momento di cambiamenti sociali molto intensi. I figli delle coppie miste sono la metafora perfetta di una situazione in cui ci troviamo tutti. E’ l’altra faccia della globalizzazione: la necessità per i ragazzi di far sentire la propria voce. I Millennials sono gli attori protagonisti del cambiamento sociale, si sono accorti molto prima delle generazioni precedenti che nulla è fisso, che tutto è in movimento ed è in questo movimento che rivendicano diritti e la possibilità di esprimersi. Hanno capito la forza profonda della socialità orizzontale, senza perdere l’individualismo. Hanno valori forti, condivisi: per 7 su 10 le scorciatoie non sono ammesse.

Chiaro il punto di vista? Molto diverso dalle campane a morto che ogni tanto si sentono risuonare riguardo alle nuove generazioni! Ma esse hanno sempre esercitato i loro rintocchi e le epoche hanno continuato a susseguirsi senza curarsene troppo. Ed un altro messaggio che può diventare metodo allora si fa strada ed è: “Non esiste via per la Felicità.. la Felicità è la via”. Lo sostiene il maestro Thich Nhat Hanh dagli insegnamenti del Buddha e invita tutti a professare esercizio di meditazione e consapevolezza, non avvelenarsi con analisi catastrofiche o cariche di rimpianto per ciò che non è più . Il passato, così come il presente ed il futuro, possono assumere connotazioni positive o negative solo ed esclusivamente in relazione a formulazioni di giudizio soggettive.  Ad ogni giovane sembrerà, ed è giusto che lo sia, che il periodo nel quale sta vivendo la sua adolescenza sia l’unico nel quale quel processo possa svolgersi, non si chiederà se questo sia meglio o peggio di altri periodi storici. Crescendo, nel ricordo di quel momento, sarà portato a confrontarlo con quello che gli è succeduto e istintivamente lo giudicherà migliore. Solo perché lo ha vissuto intensamente e ne rimpiange i contenuti. Ecco spiegato il motivo di tante inutili dissertazioni che a volte occupano dibattiti e convegni nell’esercizio del giudizio rispetto ai tempi che viviamo e a chi verrà dopo di noi. Questo è uno degli atteggiamenti che in ambito terapeutico, all’interno dell’equipe del Centro Eric Berne ci sforziamo di non assumere. A volte a fatica, ci scappa un po’ di Genitore Critico, a volte invece in modo spontaneo e giocoso ci lasciamo sorprendere dalle infinite qualità di questi giovani.

Saulo Zanetta, 17/10/2016