Terapia di coppia

Incontriamo insieme, io ed un altro terapeuta, le coppie che fanno richiesta di consulenza al Centro.
Questo mi ha portata a voler condividere alcune informazioni in merito. Innanzitutto vorrei sottolineare che la scelta della co-terapia, così come avviene secondo la tecnica dell’ Analisi Transazionale alla presenza cioè di due terapeuti e non uno come accade solitamente in psicoterapia individuale, è dettata dalla constatazione che essa risponde in modo più adeguato ai complicati aspetti relazionali che questo tipo di colloqui presentano. La sintonia tra i due terapeuti fornisce una risorsa più completa ed efficace nell’affrontare la tensione che emerge tra coinvolgimento e osservazione.
La nascita, la vita  e l’evoluzione di ogni coppia è qualcosa di unico. Nell’ascoltare ed accogliere le richieste di una coppia abbiamo in mente delle linee guida che sono proprie dell Analisi Transazionale ( Berne, 1963) .
Pensiamo che la coppia si formi facendo convivere l’esistenza di due personalità distinte, generando al contempo un soggetto autonomo, creativo, originale. Come ogni altro gruppo ha un confine esterno, che può variare nel tempo, che ne definisce e protegge lo spazio vitale e che consente l’ esistenza e la crescita della relazione.
La coppia attraversa diverse fasi, è un sistema dinamico che nasce e si sviluppa attraverso una serie di intimi accordi, alcuni consapevoli altri inconsapevoli, tra i due partner e passa attraverso l’ innamoramento, la condivisione di progetti di vita, la convivenza o il matrimonio, la eventuale nascita di figli.
Ogni situazione di cambiamento comporta la costruzione di nuovi equilibri con la formulazione di nuovi obiettivi comuni.
A volte ciò non avviene in maniera automatica e indolore e ci si trova a vivere la  crisi della coppia che molto spesso è dovuta a difficoltà nella relazione connesse a momenti di stallo che si sperimentano quando si attraversano specifici nodi del percorso evolutivo che caratterizzano ogni coppia (matrimonio o convivenza, nascita e fasi di crescita dei figli, malattie, lutti, cambiamenti di ruolo e professionali).
In questi casi i partner sperimentano delusione, frustrazione, rancore, distanza emotiva, di pensiero, di comportamento.
Le crisi di coppia possono quindi assumere un significato evolutivo, nello sviluppo dei  singoli individui e/o del sistema coppia. Individuare le reciproche posizioni può essere un passo cruciale per avviare la ricerca di nuove basi di una relazione condivisa anche, e non necessariamente, di coppia.
Pensando alle relazioni d’amore è utile inoltre tenere in considerazione che negli ultimi decenni vi sono state numerose e profonde trasformazioni nei rapporti di coppia che hanno portato alla crisi del modello incentrato sul matrimonio sia per la crescente intolleranza delle nuove generazioni verso i vincoli, gli obblighi e le formalità, sia per una maggiore libertà anche in termini sessuali.
Sta di fatto che nonostante l’aumento delle convivenze e dei single il rapporto di coppia è sempre più difficile da vivere.
Ma perché tutto ciò accade? Quali sono le cause di questo fenomeno che genera grande sofferenza individuale e sociale? 
Come ha descritto il prof. Enrico Cheli, in passato le relazioni di coppia erano vincolate da copioni socialmente prestabiliti e rigidi e non richiedevano particolari abilità comunicative, mentre oggi sono diventate sempre più libere e flessibili, e ciò le rende più intense e stimolanti ma anche più difficili da gestire perché richiedono conoscenze e abilità che nessuno – né in famiglia né a scuola – ci ha mai stimolato a sviluppare.
Per godersi i vantaggi di questa nuova libertà ed evitarne i numerosi e dolorosi effetti collaterali (litigi, incomprensioni, crisi, separazioni) sono dunque indispensabili appropriati “strumenti” di consapevolezza e di comunicazione, che non possiamo inventare da soli ma che possono essere sviluppate nello spazio dell’ incontro terapeutico. 

Ma, se le cose vanno male, è veramente “tutta colpa sua” come molti ritengono?

La questione è complessa e varie ne sono le cause.
Nelle fasi iniziali di una relazione le persone tendono a fare bella figura, a mostrare la parte “migliore” e più accettabile di sé. Se poi tra loro nasce un innamoramento ognuno tende a vedere l’altro ancor più bello e apprezzabile, idealizzandolo. Tuttavia, presto o tardi anche altri aspetti della personalità emergeranno e alla fase iniziale dell’innamoramento, in cui il partner appare splendente come il sole, subentrano fasi meno brillanti in cui si prende coscienza anche dei suoi limiti e dei suoi lati meno lucenti: l’ombra. E’ qui che nascono le prime incomprensioni, le prime delusioni, i primi conflitti che poi, se manca una reciproca capacità di comunicare (e quasi sempre manca) inevitabilmente vanno ad accentuarsi fino a portare alla crisi.
I modi di affrontare questi problemi variano da persona a persona: alcuni tendono a nascondere il disaccordo, inscenando una rappresentazione di armonia tutt’altro che veritiera, oppure si rassegnano a convivere con le tendenze distruttive, alternando fasi di litigiosità a fasi di relativa quiete. Altri, giunti oltre un certo livello, decidono di cessare la relazione per cercare un’altra persona che gli faccia riprovare l’ebbrezza dell’innamoramento e che sia finalmente quella giusta. Se in passato prevaleva la prima tendenza (rassegnazione e conflitto sotterraneo), oggi sta sempre più affermandosi la seconda (separazione e ricerca di un nuovo partner). Tuttavia, per quanto intensa possa essere la fase di innamoramento, per quanto giusto possa apparirci il nuovo partner, prima o poi si manifesteranno anche i suoi limiti e aspetti ombra, rinascerà il conflitto e saremo di nuovo punto a capo. Il fatto è che tutti i suddetti modi di affrontare la questione sono errati: non va bene ignorare o sopportare il problema, perché vuol dire rinunciare a quanto di più bello una relazione di coppia può offrire, e non va bene neppure passare da una storia all’altra all’eterna ricerca del partner ideale, poiché non esistono persone fatte di sola luce e ognuno ha in sé anche delle zone oscure, inconsce, che premono per emergere e essere finalmente riconosciute. La relazione sentimentale non ha solo lo scopo di far stare bene i due partner, ma è anche e soprattutto il luogo in cui ognuno dei due desidera colmare il proprio senso di incompletezza. 
Il dono di sé all’altro non può che essere preliminare e senza condizioni. Andiamo verso un tempo nel quale il legame di coppia può solo diventare una via di consapevolezza, all’insegna del reciproco rispetto. Diversamente, non ha ragione di esistere.
Per mantenere il legame bisogna imparare allora a costruire nuove forme di contatto per far dialogare le due diversità. La costruzione dell’identità dei singoli all’interno di un legame d’amore deve diventare tutt’uno con la responsabilità della costruzione di questo dialogo.
La psicoterapia di coppia può essere uno dei modi che abbiamo a disposizione per apprendere o ri-apprendere a parlarci e ad ascoltarci.
Potremmo dire, per usare una metafora, che la competenza al dialogo diventa per il legame come un ponte tra due solidi piloni capaci entrambi di reggersi sulle proprie fondamenta. Il ponte è la trama del contatto, è ciò che ci si scambia, ciò che i due sono capaci di far scorrere “tra loro”.
Alla domanda: “Perché mai dovremmo fare tanta fatica?” non possiamo che rispondere: “Non si deve, ma si può, se si vuole”. ( A. Fabbrini, 2000)

                                                                                                            Dott.ssa  Roberta Cavestri

Bibliografia

Cassoni E., Filippi S., Compagni di viaggio, in ” Quaderni di Psicologia, Analisi Transazionale e Scienze Umane”, 31, 2000

Fabbrini A., Psicoterapia di coppia o l’ arte di rammendare la crisi, in ” Quaderni di psicologia, Analisi Transazionale e Scienze Umane”, 31, 2000