Le carezze

 

“Sento troppo freddo. Sono così stanco nel mio abbandono. Vento, va a prendere mia Madre. Portamela di Notte nella casa che non ho conosciuto… Ridammi, immenso Silenzio, la mia nutrice e la mia culla e la canzone con cui mi addormentavo… 

Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine.

Inizia con questo titolo dolce ed evocativo il percorso di approfondimento dell’Analisi Transazionale che attraverso successivi articoli tenterò di percorrere insieme a voi sulle orme di Eric Berne che così l’ha formulata.

Gli studi di Renè Spitz sugli orfani di guerra istituzionalizzati ci dicono che questi ultimi, privati di cure manuali per un certo periodo di tempo, in forza del loro numero e dell’esiguità del personale accudente, scivolano lentamente in una irreversibile depressione, uno stato di marasma, deperimento fisico e letargia. Da lui abbiamo imparato che la privazione sensoriale, tattile, emotiva può avere un esito fatale. Queste osservazioni portarono Berne a formulare il concetto di fame di stimolo e la consapevolezza che le forme di stimoli particolarmente ricercate siano quelle generate dall’intimità fisica. Oggi questa formulazione è riconosciuta e confermata da tutti gli studi che si occupano di infanzia e sviluppo sano del bambino, ma anche alla luce della nostra esperienza quotidiana non è difficile accettare questa conclusione. Una conferma di questa teoria la abbiamo attraverso i racconti delle persone che sono state sottoposte volontariamente o forzatamente ad uno stato di privazione sensoria. Quest’ultima può provocare, se prolungata, veri e propri fenomeni allucinatori, episodi di psicosi ed altri disturbi mentali temporanei.  Come spesso rappresentato in film famosi (Alcatraz, l’isola dell’ingiustizia), l’isolamento rappresenta da secoli la punizione più temuta dai detenuti e lo strumento utilizzato da chi governa per ottenere l’eliminazione del dissenso (confino). I soggetti a queste misure estreme presentano danni che non si limitano alla sfera psichica ma comportano un vero e proprio deterioramento organico. Oggi sappiamo con certezza che i neuroni abbisognano di sufficiente stimolazione per poter crescere e moltiplicare le proprie sinapsi, mantenerle attive e permettere così a tutto il potenziale biologico di esprimersi compiutamente.  A questo punto è possibile immaginare una catena che lega la privazione emotiva e sensoria alla apatia e quest’ultima alle modifiche degenerative fino alla morte nei casi più gravi. La fame di stimolo ha dunque con la sopravvivenza dell’individuo umano lo stesso rapporto della fame di cibo. L’Analisi Transazionale si occupa proprio di ciò che accade dopo che il bambino viene separato dalla madre nel corso normale della crescita. Berne a questo punto si esprime così per intenderci: “Senza carezze, non si cammina a petto in fuori”. Finita la luna di miele con il corpo della madre, l’individuo si trova di fronte ad un dilemma che riguarda la sua vita, la sopravvivenza e il suo destino. Un aspetto del dilemma riguarda le forze sociali, psicologiche e biologiche che contrastano la perpetuazione dell’intimità fisica di tipo infantile; l’altro aspetto è l’inestinguibile fame di stimolo che da quel momento ci accompagna e lo sforzo che si fa per riprodurla. L’individuo finisce quasi sempre con il ricorrere ad un compromesso. Si accontenta di stimolazioni superficiali, toccamenti rari e fugaci, forme simboliche come un cenno del capo o della mano per indicare un saluto. Anche queste possono servire allo scopo di saziare ma certo non soddisfano la fame di contatto fisico originaria. Il processo di compromesso implicherà dunque livelli diversi di sublimazione e adattamento. Ma comunque la si chiami per Berne questa rappresenta una fase essenziale dello sviluppo umano: la trasformazione seppur parziale di fame di stimolo infantile in fame di riconoscimento. Via via che l’individuo cresce la scelta dei mezzi per assicurarsi questo nutrimento diventa sempre più personale fino a determinare veri e propri pattern comportamentali. Queste differenziazioni sono ben rappresentate dalla varietà dei rapporti sociali che rispondono a questa esigenza primaria. “Per andare a testa alta e petto in fuori, il divo del cinema ha bisogno di centinaia di carezze alla settimana da parte di ammiratori anonimi, mentre alla salute fisica e mentale dello scienziato basta una carezza all’anno da parte di un venerato maestro” (Berne, 1964). La fame di stimolo e la fame di riconoscimento soddisfano la fame di carezze. Con “carezza” ci si riferisce di solito proprio al contatto fisico. Ma questo può essere interpretato da ognuno in modo diverso: per alcuni è un tocco delicato, un bacio affettuoso, per altri assume la forma del buffetto più o meno molesto o addirittura del pizzicotto doloroso. Tutto ciò ha un corrispondente nella conversazione, sappiamo infatti per esperienza che basta sentir parlare qualcuno per capire come tratterà i bambini. Per estensione, con la parola carezza, indichiamo allora da qui in avanti ogni atto che implichi il riconoscimento della presenza dell’altro. La carezza diventa unità fondamentale dell’azione sociale. Merce di scambio e uno scambio di carezze costituisce una transazione.

Ai fini della teoria dei giochi psicologici, intesi come modi di relazionarsi disfunzionali, è evidente a questo punto il principio secondo cui agli effetti biologici un rapporto sociale qualunque è sempre più vantaggioso della mancanza assoluta di rapporti. In particolare, all’ assenza di stimolazione (deprivazione sensoriale) il bambino preferisce di gran lunga una stimolazione negativa, dolorosa o semplicemente non gradevole. È possibile a questo punto immaginare come questa predisposizione biologica dell’organismo umano possa generare nel futuro, complice un accudimento non soddisfacente, l’instaurarsi di dinamiche relazionali problematiche se non fortemente disturbate, quelli che Berne definisce con un’espressione azzeccata giochi psicologici volti a raccogliere carezze negative.

Dott. Saulo Zanetta, Psicologo Psicoterapeuta Analista Transazionale