Le basi filosofiche dell’attività del centro

Fare filosofia significa occuparsi della riflessione sui presupposti che stanno alla base dell’esperienza. Il Centro di Psicoterapia Psicodinamica Eric Berne nasce da un’idea, a cui ha avuto seguito l’azione volta alla sua realizzazione ed è sorretto da un’intenzione.  I presupposti, le basi dell’attività del centro, vanno quindi ricercate nella filosofia del fondatore, nella sua visione del mondo e in ciò che è scaturito dalla condivisione di quest’ultima con gli altri professionisti del centro e con i pazienti, che in questi anni di esercizio della pratica psicoterapeutica, hanno contribuito all’approfondimento dei temi sotto trattati.

 

Approfondimenti

La Psicoterapia è un viaggio, forse l’unico che valga veramente la pena di fare, nel profondo di se stessi. Alla scoperta di quei meccanismi che regolano la vita di ciascuno, le scelte che in essa si operano ed i motivi, per lo più nascosti, che la animano. La possibilità di raccontare la propria storia e ritrovarvi i fili che si sono spezzati o semplicemente aggrovigliati e prepararsi a dipanare, ordinare e ricucire ciò che si era malamente intrecciato.

Il significato etimologico della parola “Psicoterapia” è affascinante. Esso infatti significa letteralmente “cura dell’anima”. La psyché (ψυχή) era per i Greci l’anima, il soffio vitale presente nel corpo. Con la nascita della psicologia il termine psiche viene ad indicare le facoltà conoscitive, intellettive e razionali, la coscienza. La scoperta della Psicoanalisi aggiunge ed ingloba nel termine gli aspetti pulsionali, irrazionali, la dimensione più profonda denominata inconscio. Infine il termine psiche, nella sua accezione più ampia, include anche le questioni ed i concetti filosofico-religiosi a cui ci si riferisce quando si parla di anima. Tutte queste parti sono oggetto di studio. La conoscenza relativa ai processi attraverso i quali si manifestano i vari aspetti della psiche umana è in continua evoluzione e la psicologia svolge un ruolo determinante nel proseguire questo cammino. In particolare la Psicoterapia rappresenta una pratica della Psicologia Clinica rivolta alla cura dei disturbi psichici che possono verificarsi nel soggetto in conseguenza di un conflitto o di un trauma. Il conflitto ed il trauma generano infatti una risposta di sopravvivenza che può determinare successivamente disadattamento sociale, sintomatologia fisica, depressione, ansia e nei casi più seri e gravi distacco dalla realtà, dissociazione e ritiro sociale. La Psicoterapia si avvale di strumenti quali il colloquio, l’analisi interiore, il confronto e la relazione con il terapeuta. La finalità è di giungere ad un cambiamento consapevole dei processi psicologici sottesi al malessere e generatori di sofferenza.

In Italia la Psicoterapia è una specializzazione sanitaria riservata a Medici e Psicologi iscritti ai rispettivi Ordini professionali. Si consegue mediante un percorso formativo presso scuole di specializzazione universitarie post-lauream oppure scuole di specializzazione private. Queste ultime devono essere riconosciute dal Ministero dell’Università e della Ricerca ed erogare la relativa formazione specialistica secondo precisi dettami del regolamento ministeriale.

Dopo aver spiegato che cos’è la Psicoterapia ci apprestiamo a chiarire che cosa si intenda con Psicodinamica. Con questo termine si indica l’insieme dei processi psichici sottesi al comportamento e strutturanti la personalità di un individuo preso singolarmente o in relazione ad altri. In particolare la Psicodinamica prende avvio dagli studi di Sigmund Freud e dalla formulazione del concetto di inconscio. “Dinamica” è infatti la caratteristica di forze o attività psichiche che possono interagire od entrare in conflitto, dando origine a quei comportamenti e caratteristiche di personalità che possiamo definire adattivi e funzionali o disadattavi e disfunzionali. Tra queste forze interagenti ve ne sono alcune che appartengono all’area dell’inconscio, cioè agiscono al di sotto del livello di consapevolezza dell’individuo.
Nella psicologia dinamica è centrale il concetto di conflitto, inteso come opposizione tra differenti parti di sé, ad esempio soddisfazione del desiderio e legge morale, entrambe costitutive del proprio apparato psichico. L’esito di questa dinamica può portare all’emergere del sintomo ed alla sofferenza qualora una delle due parti prevalga sull’altra in modo pervasivo e costante non permettendo la manifestazione di entrambe ed il loro accesso alla coscienza.
La Psicoterapia Psicodinamica consiste in ultima analisi nell’esplorazione dei diversi aspetti del Sé, non completamente conosciuti e che per questo abbisognano di tecniche specifiche per poter emergere ed acquisire significato all’interno delle relazioni attuali e a quelle del passato. Il sintomo psicopatologico diviene allora la rappresentazione di quel bisogno di significato e la relazione tra terapeuta e paziente la scena ove poterlo dimostrare. La tecnica psicodinamica contemporanea si discosta in certa misura dalla tecnica psicoanalitica di Freud in quanto la frequenza degli incontri è ridotta (uno, massimo due a settimana), la durata del trattamento è inferiore al percorso psicoanalitico ma necessita comunque di un tempo prolungato stimabile in anni, il setting non prevede il classico uso del lettino per il paziente.
Negli anni le scuole di Psicoterapia Psicodinamica si sono moltiplicate ed ognuna di esse utilizza un proprio costrutto teorico per spiegare i fenomeni psichici. In seguito sarà fornita una breve descrizione di alcune di esse che sono quelle da cui l’equipe di professionisti proviene. E’ però possibile indicare caratteristiche comuni tra questi diversi trattamenti quali:
1)L’attenzione volta principalmente agli affetti e all’ espressione delle emozioni;
2)La gestione dei pensieri e delle emozioni disturbanti (difese);
3)La rielaborazione degli eventi passati;
4)L’identificazione di temi ricorrenti o situazioni ripetitive;
5)L’attenzione rivolta alle relazioni interpersonali;
6)L’attenzione rivolta alla relazione terapeutica.

LA PERSONA NASCE OK

Significa che la maggior parte delle persone, fortunatamente, nascono sane. E' ciò che accade dopo la nascita che le porta a sviluppare sintomi, l'interazione con il mondo che le circonda le induce ad un adattamento necessario ma a volte doloroso e disfunzionale. Riconoscere questo vuol dire adottare fin dall'inizio una posizione di fiducia nella natura umana e di profondo rispetto da parte del terapeuta nelle soluzioni che il paziente ha trovato per superare gli eventi avversi occorsi in vita. La posizione esistenziale "Io sono ok, Tu sei ok" è quella che consente alla persona di raggiungere appieno il suo potenziale. Introdurla nella terapia significa non andare alla ricerca di un conflitto nevrotico, di una psicosi, di un disturbo del carattere o di una qualche altra categoria diagnostica della psicopatologia, ma piuttosto cercare di scoprire a che cosa sia esposta quella persona in termini di interazioni e pressioni sociali, che rendono del tutto spiegabili il suo comportamento e i suoi sentimenti.
Gli esseri umani sono, per natura, inclini e capaci di vivere in armonia con se stessi, con gli altri e con la natura.
"Se lasciati a sé (e se allevati in modo adeguato), hanno la naturale tendenza a vivere, a prendersi cura di sé, a essere sani e felici, ad andare d'accordo fra loro e a rispettare le altre forme di vita. Quando non sono sane, le persone sono infelici, egoiste, non hanno interesse ad apprendere o non rispettano la vita; Questo è il risultato di influenze esterne più forti delle loro innata tendenza positiva verso l'esistenza. Ma anche se schiacciata da forze esterne, questa tendenza rimane latente ed è sempre pronta ad esprimersi quando l'oppressione viene a mancare." (Claude M. Steiner, 1974)

UNA PERSONA CON DIFFICOLTÀ EMOTIVE È COMUNQUE UN ESSERE UMANO COMPLETO ED INTELLIGENTE

Chi si rivolge ad uno psicologo, ad uno psichiatra, ad un medico è in grado di capire i propri problemi ed i processi che lo portano a liberarsene. Non vi è cura senza che egli stesso non divenga consapevole di queste dinamiche e la conoscenza di queste ultime avviene solo permettendo alle persone di dotarsi di strumenti conoscitivi per esplorare la propria psiche. La comunicazione diviene allora un aspetto molto importante della terapia. L'Analisi Transazionale utilizza termini semplici, concetti chiari e comprensibili a chiunque. Parla di Genitore, Adulto e Bambino per indicare differenti modalità di sentire e comportarsi. Utilizza il termine "carezze" per spiegare ciò che gli individui si scambiano in termini di comunicazione e riconoscimenti (possono essere morbide o ruvide a seconda della sensazione che creano), Parla di "giochi" per spiegare il modo ripetitivo e continuo con cui due o più persone interagiscono in maniera deludente. Infine dice che ogni persona segue un "copione" preordinato, deciso nell'infanzia e che questo copione può essere vincente, tragico o semplicemente banale. È chiara in tal senso la decisione di rivolgersi alle persone con cui si lavora in ambito terapeutico offrendo loro uno strumento di comunicazione e di comprensione reciproca. Altro strumento specifico dell'Analisi Transazionale è il contratto. Il contratto terapeutico non è altro che un accordo tra terapeuta e paziente che stabilisce la responsabilità di entrambe le parti nel raggiungere obiettivi specifici, individuati insieme, al momento dei primi colloqui. Permette di stabilire fin dall'inizio che l'impegno, la partecipazione, la motivazione sono elementi imprescindibili per assicurare il buon esito della terapia.

TUTTE LE DIFFICOLTÀ EMOZIONALI SONO CURABILI SE SI HANNO LE COGNIZIONI NECESSARIE ED UN APPROCCIO ADEGUATO

Eric Berne considerava curabili tutte le persone con difficoltà ascrivibili alla sfera psichiatrica. Anche quelle considerate più gravi, croniche o incurabili. Sosteneva che potesse essere curato chiunque avesse un disturbo psichiatrico funzionale cioè non organico, legato cioè ad una patologia fisica o ad un palese scompenso chimico. Questa affermazione ha permesso all'Analisi Transazionale e a chi l'ha utilizzata in seguito di rivolgere il proprio sguardo e potenziale di cura su diversi ambiti della sofferenza psichica : psicosi, tossicodipendenza, disturbi borderline, considerandone la difficoltà di guarigione come una non ancora approfondita conoscenza degli approcci necessari od efficaci e quindi una spinta inesauribile a proseguire nello studio e nella sperimentazione della cura.

Perché la scelta dell’ Analisi Transazionale (A.T.)

L’Analisi Transazionale è una teoria psichiatrica sociale messa a punto negli anni ’50, 1950, da Eric Berne, a San Francisco negli U.S.A. . Berne, partendo dai contributi della psicoanalisi classica, Sigmund Freud, ed il suo discepolo Paul Federn, ha costruito sia una teoria evolutiva della personalità che una teoria della comunicazione umana. L’A.T., infatti, si occupa sia dell’aspetto intrapsichico degli esseri umani, attraverso la teoria degli stati dell’Io e del copione, sia dei loro rapporti interpersonali, attraverso la teoria delle transazioni e dei giochi psicologici.
Dal punto di vista del riconoscimento scientifico l’Analisi Transazionale è ancora un po’ in sordina (ma forse non per molto) e i suoi contributi sono poco citati nella comunità scientifica più ampia. Da un punto di vista “pratico”, al contrario, l’Analisi Transazionale è conosciuta e usata in vari ambiti, sia nel settore pubblico che privato, e ritenuta strumento efficace, flessibile ed adeguato a molteplici situazioni di intervento.
Per questo motivo, considerata la sua facile adattabilità al contesto educativo, si è pensato di fornire agli operatori di Midada una formazione in tale ambito all’inizio del loro percorso lavorativo. Questi incontri rappresentavano l’occasione per condividere una visione dell’intervento educativo tra operatori provenienti da realtà diverse, significati attribuiti alla relazione d’aiuto, e, più in generale, in un’ottica filosofica, il momento nel quale esporre una visione della Vita e dell’Uomo che potesse essere il più largamente condivisibile ed utilizzabile nel percorso che ci accingevamo ad intraprendere. Da questi incontri sono scaturite riflessioni, ragionamenti e prese di posizione che ci hanno convinto ad adottare l’Analisi Transazionale come strumento per comprendere il reale ed indirizzare le nostre azioni. Una lente che ci consentisse di osservare più da vicino i movimenti, interni ed esterni, nostri e dei nostri utenti.
L’Analisi Transazionale
Sia per il linguaggio che per il metodo utilizzati si può definire l’A.T. come una scienza legata all’esperienza. Dice Wittgenstein: “il mondo è tutto ciò che accade”. Ne deriva, scegliendo di utilizzare un altro termine al posto di mondo, che “esperienza” è tutto ciò che accade. “Qualunque cosa accade nel campo dell’esperienza” contiene eventi di ogni ordine e grado: cose, oggetti, pensieri, emozioni, ricordi; il tutto con minore o maggiore grado di consistenza fenomenica, che si presenta cioè in modo solido ben formato sulla scena della nostra vita oppure in maniera vaga, non ben definita, appena appena presente. L’Analisi Transazionale, come altre discipline psicodinamiche, si occupa di cercare di spiegare cosa siano, come si formino e come funzionino alcuni “fenomeni”, alcune “porzioni di esperienza” che comunemente chiamiamo oggetti. Il termine oggetto non comprende solo ciò che è materiale ma anche, in questo specifico caso, ciò che è legato all’esperienza psichica, al mondo emotivo e relazionale che poco ha a che fare con il mondo materiale, ma che può avere una consistenza fenomenica ed una forza tale da condizionare il mio comportamento ben più di un oggetto-cosa. Ecco allora che l’Analisi Transazionale diventa l’insieme delle ipotesi, che se verificate possono assumere il grado di “teoria”, da utilizzare per comprendere alcuni fenomeni che ci circondano. In particolare quei fenomeni che appartengono alla sfera delle emozioni e dei comportamenti. La mappa che ci aiuta nella lettura del territorio. A muoverci nell’intricato campo delle relazioni. Per poter fare questo, essere fedele, non deve discostarsi molto dalle caratteristiche del territorio.
Anche per questo motivo il linguaggio dell’A.T. è un linguaggio quotidiano, preso dalla vita di tutti i giorni, comune ad ogni essere umano. Un linguaggio quindi facilmente comprensibile, facilmente utilizzabile, basato direttamente sull’ “esperienza” che viene fatta. Termini come Genitore, Adulto, Bambino, contratto, copione, gioco e altri ancora che Berne ha preso intuitivamente dalla sua esperienza con i pazienti, ci rimandano a vissuti riconoscibili nella nostra vita quotidiana, si solidificano per ciascuno di noi in particolari insiemi di esperienze; costituiscono una base comune di scambio nella comunicazione, facilitano l’interazione. Berne, attento osservatore, coinvolto empaticamente nella relazione con i suoi pazienti, prende le distanze, a volte con ironia, dalle forbite etichette psichiatriche, dai termini astratti che catalogano le persone e non le rendono reali. Questo atteggiamento costante di attenzione al concreto, all’esperienza, a ciò che avviene nelle relazioni umane, costituisce una caratteristica peculiare dell’A.T. e la rende strumento utilizzabile, in ogni contesto, da persone di diverso ceto sociale e livello culturale.

I pilastri dell’Analisi Transazionale (A.T.)
- L’Okness
Alla base dell’A.T. sta il presupposto che ambedue i partner, ambedue le parti che si incontrano abbiano pari dignità, siano adeguate, si pongano sullo stesso livello, vengano riconosciute nelle loro risorse, siano portatrici di aspetti positivi. Questo atteggiamento presente nei due interlocutori è stato esplicitato nella formula “io sono OK, tu sei OK”: il termine “Okness” nel suo senso più ampio si riferisce all’atteggiamento di base, alla filosofia sottostante l’A.T. . Questo modo di vedere le persone si discosta dalla visione più strettamente sanitaria, medica, dove chi giunge in consultazione è il malato ed il medico possiede la cura. La relazione che ne scaturisce è asimmetrica. Nella nuova formulazione invece la relazione è quanto più possibile paritaria. Il paziente è colui che ne sa di più di tutti riguardo il proprio disagio e si situa sullo stesso piano di colui che intende aiutarlo, non fosse altro perché entrambi appartengono al genere umano. Questo concetto, riferito alla relazione, viene indicato con il sostantivo bilateralità, per differenziarlo dagli altri tipi di relazione unilaterale in cui il “sapere” appartiene solo ad uno dei partecipanti.

- Il contratto
L’A.T. traduce i suoi presupposti di base nella pratica dell’intervento attraverso uno strumento specifico: il contratto. Per contratto all’interno dell’A.T. si intende un accordo tra i due partner di una relazione, sia essa terapeutica, di aiuto, educativa, formativa, di consulenza, avente lo scopo di raggiungere un obiettivo, un oggetto comune. Ad esempio tra giovane ed educatore: “voglio imparare a rispettare gli impegni che prendo!”.
L’operatore che utilizza l’A.T. all’inizio, nel corso a alla fine del suo intervento, qualunque ne sia l’estensione, è guidato dalla visione contrattuale. A seconda delle responsabilità che gli vengono offerte dalle condizioni in cui opera, stabilisce con l’interlocutore dei contratti che possono variare per importanza, durata, o, che possono essere espliciti in grado più o meno ampio. E qualora non riesca a realizzare un contratto condiviso, ben verbalizzato, consapevolmente accettato, si muove all’interno di un atteggiamento contrattuale. In tal modo attraverso la costruzione di un obiettivo comune origina l’alleanza tra le due parti che sarà tanto più forte quanto più è condivisa la meta. Se gli obiettivi sono comuni, inevitabilmente anche il percorso lo diviene ed ambedue gli interlocutori sono responsabili del risultato, impiegano esplicitamente la loro competenza per verificare cosa si è raggiunto, quale cambiamento è avvenuto ma anche che cosa è rimasto aperto. Osservando da una nuova angolatura possono decidere con un’ulteriore contrattazione la direzione in cui operare. Questa modalità di agire risponde alla consapevolezza che non è possibile portare qualcuno dove non voglia andare. Per poterlo fare senza esercitare violenza o protervia è necessario che ci sia l’accordo sulla direzione da prendere e che entrambe le parti in causa impegnino la stessa quantità di energia per il raggiungimento del risultato, diversamente il rischio è di assumere il ruolo del Salvatore o Persecutore per chi si impegna maggiormente e della Vittima per chi invece decide di non mettere la stessa quantità di energia. La verifica degli obiettivi, la “temperatura” del rapporto, non si attua in un luogo privilegiato, al di fuori della relazione, ma è condivisa dai due partner nel corso del cammino effettuato proprio da loro due, il cambiamento li tocca entrambi ed entrambi possono verificarlo.
Questa esigenza specifica dell’Analisi Transazionale risponde al nome di contrattualità.

- Il percorso evolutivo
L’A.T. delinea un percorso evolutivo sottolineando la possibilità per ogni essere umano di sviluppare le proprie potenzialità, quando cresca in un clima ricco di stimoli emotivi e relazionali, oltre che materiali. Quindi l’individuo, anche nel suo sviluppo, è potenzialmente OK, cioè adeguato, capace, positivo. Berne spiegava questo suo credo, confermato oggi da innumerevoli studi di infant research, con la frase “tutti i bambini nascono principi”. Tutto ciò che avviene dopo li può mantenere in questa condizione o trasformarli in ranocchi. Ma che cosa è questo “dopo”? Indispensabile alla loro crescita è la soddisfazione di bisogni che variano nei diversi momenti dell’evoluzione. Specifici pattern relazionali permettono tra il grande ed il piccolo, genitore – bambino, lo scambio di messaggi costruttivi, cioè dei “permessi” che accompagnano la crescita nelle varie fasi, costruendo una base sicura su cui si fonda l’identità della persona. L’attenzione al processo comunicativo tra i partner della relazione, ciò che si dicono, fanno, sentono e pensano, permette di osservare l’alternanza dello star vicino e star lontano e la risonanza dei bisogni dell’uno con quelli dell’altro nel percorso evolutivo che va dalla simbiosi all’autonomia, attraverso successive separazioni e acquisizioni di competenze. Il sintomo che la persona presenta come adattamento disfunzionale presuppone un blocco, una deviazione, un trauma, avvenuto all’interno di questa relazione significativa. Ciononostante esso rappresenta il miglior equilibrio realizzabile in quelle precise condizioni. E’ frutto di un processo intuitivo, ricco di creatività e voglia di esistere che denotano il grande sforzo di adattamento da parte del bambino indispensabile alla sua sopravvivenza. Per questo motivo ogni genere di organizzazione di personalità merita profondo rispetto.
Berne credeva nella forza della “physis”, la Natura secondo i greci. La physis accomuna tutti gli uomini ed è primigenia, poiché precede le convenzioni della morale collettiva. La forza della natura per Berne risiedeva nel convincimento che ogni persona, ogni organismo, se fornito dei necessari strumenti ed informazioni tende naturalmente a ricercare uno stato di salute. In questo egli si faceva portatore di un messaggio di speranza e di potenza, collocando l’opera del terapeuta in un processo di semplice accompagnamento nella riscoperta di questa forza.

- Gli strumenti preventivi
L’A.T. con la sua teoria e la sua filosofia di base e per l’attenzione che pone sia al rapporto interpersonale che al dialogo interno, è uno strumento elettivo di prevenzione e di costruzione alla salute. Prevenzione non è solo evitare il disagio, la malattia, ma è costruire il benessere. E la costruzione e la gestione del benessere richiedono che venga acquisita una competenza comunicativa, cioè la capacità di gestire un rapporto evitando gli aspetti disfunzionali della comunicazione.
L’A.T. possiede uno strumento specifico, forte, per l’individuazione degli aspetti disfunzionali della comunicazione: l’analisi dei giochi. Berne è conosciuto proprio per aver individuato e descritto “i giochi” come una serie di comportamenti e sentimenti disfunzionali che la persona ripete nel corso della propria vita. Tra due coniugi litigiosi ad esempio il gioco preferito potrebbe essere Burrasca. Essi traggono un vantaggio dal partecipare al gioco, per questo faticano nello smettere e decidere di occupare il proprio tempo in modo più soddisfacente.
La comunicazione esplicita e implicita, verbale e non verbale, le parole intese come indicatori dello stato dell’individuo vengono utilizzate per arrivare alla meta auspicata: una comunicazione OK-OK in cui i due partner godono la pienezza delle loro risorse, competenze, potenzialità.
La relazione tra i due partner è vista quindi come strumento di confronto dove l’uno attiva le risorse dell’altro divenendo consapevole delle proprie, in un processo circolare che può riguardare relazioni differenti: genitori-figli, insegnanti-allievi, operatori-utenti.

Chi è Eric Berne?
Eric Berne è innanzitutto l’inventore dell’Analisi Transazionale. Questo Centro di Psicoterapia porta il suo nome come sentito tributo alla persona che ha elaborato un modo nuovo di fare psicoterapia, con un linguaggio accessibile a tutti, ma non semplicistico, ed un’attenzione particolare a chi soffre e chiede aiuto. Il suo insegnamento ha appassionato alcuni di noi al punto da indurci a creare un luogo in cui poter proseguire l’opera di cura e dedizione.
Eric Berne nasce a Montreal, in Canada, il 10 maggio 1910 come Leonard Eric Bernstein. Al momento della nascita la famiglia abita nel quartiere ebraico della città dove i genitori si erano stabiliti dopo essere emigrati da Russia e Polonia. Il padre è medico mentre la madre svolge la professione di giornalista e redattrice. Sfortunatamente il padre di Eric viene a mancare alla giovane età di 38 anni, ammalandosi di tubercolosi nel febbraio del 1921. Eric Berne conserverà dentro di sé l’amore del padre per la professione medica, ma soprattutto passione ed abnegazione con le quali si preoccupava di lenire le sofferenze dei più deboli. Tutto questo contribuirà in maniera determinante a porre le basi etiche su cui costruire l’Analisi Transazionale.
Berne cresce quindi con la madre e la sorella Grace di cinque anni più piccola. Studia medicina e nel 1935 si laurea alla McGill University . Successivamente si trasferisce negli Stati Uniti dove svolge la specializzazione in Psichiatria presso la Clinica Psichiatrica dell’Università di Yale. Tra il 1938 e il 1939 acquisisce la cittadinanza americana e decide di abbreviare il proprio nome da Leonard Eric Bernstein in Eric Berne. A Norwalk, nel Connecticut, dove apre il proprio studio medico conosce anche la prima moglie Ruth Harvey dalla quale avrà due figli Ellen e Peter.
Nel 1941 inizia la formazione psicoanalitica con Paul Federn, allievo di Freud, emigrato negli Stati Uniti. Nel 1943, con l’inasprirsi del secondo conflitto mondiale, viene richiamato nell’esercito per svolgere la professione di psichiatra. Presta servizio in alcuni ospedali militari e si occupa della selezione di persone adatte al servizio militare. Questa esperienza costituirà la base per alcune teorie dell’Analisi Transazionale relative all’intuizione nel processo diagnostico e le dinamiche di gruppo. Nel 1946 termina il proprio impiego presso l’esercito e quasi contemporaneamente divorzia dalla prima moglie; si trasferisce a Carmel, California, che aveva visitato durante il periodo bellico. Nel 1947 decide di riprendere la formazione psicoanalitica presso il San Francisco Psychoanalytic Institute con Erik Erikson. Nello stesso anno pubblica il suo primo libro (“The mind in action” che rivisto nel 1957 diventerà “A Layman’s Guide to Psychiatry and Psychoanalysis”) e conosce la seconda moglie Dorothy De Mass Way dalla quale avrà altri due figli: Ricky e Terry. Gli anni dal 1949 al 1964 sono i più significativi per la nascita dell’Analisi Transazionale. In questo periodo Eric Berne scrive infatti gli articoli ed i testi con i quali delineerà in modo sempre più accurato ed efficace i fondamenti dell’Analisi Transazionale. Quando nel 1956 la sua domanda di iscrizione alla Società Psicoanalitica viene rifiutata, l’evento confermerà in lui la decisione di abbandonare la strada maestra della teoria psicoanalitica e permetterà la nascita di un nuovo orientamento psicodinamico. Sostenuto dalle scoperte di Freud, a cui Berne riconoscerà sempre il contributo fondamentale nella comprensione del mondo psichico, egli formula un metodo di cura dinamico, continuamente confrontato con la pratica clinica ed arricchito da intuizioni moderne e geniali, adatto alla cura delle sofferenze psichiche del secolo. Nel 1961 pubblica “Transactional Analysis in Psychoterapy”, mentre è del 1964 forse il libro più famoso e diffuso dell’Analisi Transazionale “Games people play”.
Gli ultimi anni, dal 1964 al 1970, sono caotici e difficili per Eric Berne. Egli deve infatti affrontare il secondo divorzio e contemporaneamente la crescente notorietà e successo dell’Analisi Transazionale come nuovo orientamento psicodinamico. Fatto di per sé gratificante ma gravido di ulteriori responsabilità e doveri accademici. Questo lo porta ad immergersi sempre più nel lavoro, proseguendo la propria opera al servizio del paziente iniziata molti anni prima seguendo il padre nelle sue visite agli ammalati. Nel 1966 pubblica Principles of Group Treatment nel quale tenta una sintesi tra l’approccio psicoanalitico della sua formazione originaria ed il modello analitico transazionale così come era progredito fino a quel momento. L’impegno è costante fino agli ultimi giorni con la scrittura dei due libri che verranno pubblicati postumi: Sex in human loving e What do you say after you say hello?. Al termine di quest’ultima fatica Berne comunicherà agli amici di essere felice di poter godere di un po’ di tempo libero a disposizione. Pochi giorni dopo viene colto da un fatale infarto. E’ il 15 luglio del 1970.

Bibliografia:
• Eric Berne, "Guida per il profano alla Psichiatria e alla Psicoanalisi" - Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini, Roma 1969 - ISBN 978-88-340-0018-2; 357pp.
• Eric Berne, "Analisi transazionale e psicoterapia" - Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini, Roma 1971 - ISBN 978-88-340-0019-9, 252pp.
• Eric Berne, "Principi di terapia di gruppo" - Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini, Roma 1986 - ISBN 978-88-340-0865-2, 280pp.
• Eric Berne, "Intuizioni e stati dell'Io" - Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini, Roma 1992 - ISBN 978-88-340-1066-2, 164pp.
• “Fare l'amore” - Eric Berne, Ed. Tascabili Bompiani Rcs, Milano, 1987. 255pp.
• "Ciao!... E poi?" - Eric Berne, Ed. Tascabili Bompiani Rcs, Milano 2000. - ISBN 88-452-4650-7, 288pp.
• "A che gioco giochiamo" - Eric Berne, Ed. Tascabili Bompiani Rcs, Milano 2000. - ISBN 88-452-4629-9

Riporto dal libro "Copioni di vita" di Claude Steiner il racconto dell'ultimo discorso pubblico di Eric Berne.
"Un'altra scusa che noi psicoterapeuti troviamo per non far nulla è che è l'intera personalità a essere disturbata. "Se è tutta la personalità che è coinvolta" ci chiediamo "come possiamo pensare di curare chiunque, e specialmente in meno di cinque anni?" D'accordo. Ecco come si fa. Una persona si pianta una scheggia in un piede, che si infetta. Allora comincia a zoppicare leggermente e i muscoli della gamba gli si irrigidiscono. Per compensare la tensione dei muscoli della gamba, anche i muscoli della schiena si devono contrarre. Poi si contraggono anche i muscoli del collo, poi quelli del capo, e ben presto si ritroverà con un'emicrania. L'infezione le causerà la febbre, il polso si farà più veloce. In altre parole, tutto è coinvolto, tutta la sua personalità, inclusa la testa che fa male, e si arrabbia con la scheggia, o con chi quella scheggia ha lasciato lì, e magari si prende il disturbo di andare da un avvocato. È coinvolta la sua intera personalità. Allora telefona al medico. Il medico viene, le dà un'occhiata e dice: "He! È una cosa molto grave. Interessa l'intera personalità, come può vedere. Lei ha la febbre , il respiro è affannoso, il polso e rapido; e i muscoli sono contratti. Penso che nel giro di tre o quattro anni - ma non posso garantire il risultato, nella nostra professione non diamo mai garanzie - ma penso che in tre o quattro anni - naturalmente molto dipenderà da lei - saremo in grado di curarla". Il paziente dice: "Bhe, va bene, d'accordo. Le farò sapere domani." E va da un altro medico. E l'altro medico dice: "Oh, ma lei ha un'infezione nel piede causata da questa scheggia". Prende un paio di pinzette e toglie la scheggia, e la febbre scende, il polso rallenta, i muscoli del capo si rilassano, e poi si rilassano i muscoli della schiena, e poi si rilassano i muscoli del piede. E il pover'uomo torna alla normalità in quarantott'ore o anche meno. Ecco come si pratica la psicoterapia: come uno che trova la scheggia e la toglie.